martedì 17 ottobre 2017

Giacomo MARI

Nato a Vescovato (Cremona), il 17 ottobre del 1924, iniziò la carriera nella Cremonese; passò, poi, all’Atalanta all’inizio della stagione 1946-47, dove riuscì a imporre il suo nome all’attenzione dei tecnici e ottenere la convocazione per le Olimpiadi di Londra del 1948. La Juventus, protesa a rinverdire gli allori del passato e a ripetere le prodezze del quinquennio, decise di acquistarlo, insieme a Piccinini. Il compito dei due mediani era fra i più difficili: dovevano sostituire il tandem Depetrini-Locatelli, oramai declinante, ma che aveva lasciato un’impronta indelebile nel gioco della Juventus; poche partite furono sufficienti a Mari e a Piccinini per sgombrare il campo da ogni dubbio. La Juventus, edizione 1949-50, formato “WM”, la prima Juventus voluta dall’avvocato Gianni Agnelli, aveva trovato, con un colpo fortunato, la sua naturale propulsione a centrocampo.

lunedì 16 ottobre 2017

Federico MUNERATI

A quei tempi, le ali giocavano entrambe avanti, e il loro compito principale era quello di effettuare traversoni per i piedi o per la testa del centrattacco. Se il cross arrivava da sinistra, l’ala destra si proiettava incontro al pallone per incornarlo in rete e viceversa. Munerati sapeva fare in modo ottimale entrambe le cose, perché era un giocatore, velocissimo e opportunista, con eccezionali doti di palleggiatore che gli permisero di vestire per nove anni la maglia bianconera, collezionando 254 presenze e realizzando ben 114 goal. Era nato a La Spezia e, proprio nelle file della squadra locale, aveva iniziato la carriera di calciatore; passò ben presto al Novara, squadra che a quei tempi, recitava un ruolo di primo piano nelle competizioni nazionali. Quando Mune fu acquistato dalla Juventus, aveva solamente ventidue anni. Era un entusiasta, un volitivo, sempre in vena combinare degli scherzi ai compagni, anche in campo era sempre allegro.

domenica 15 ottobre 2017

David TRÉZÉGUET


Il padre George, la mamma Beatrice e la sorella Fabiana sono nati a Buenos Aires; David, invece, nasce a Rouen, in Francia, il 15 ottobre 1977. Il papà, che è stato giocatore professionista, ha militato per quattro stagioni nel Rouen; poi, scaduto il contratto, ha riportato tutta la famiglia in Argentina. Trézéguet cresce nelle giovanili del Platense. All’età di diciassette anni, è chiamato in Francia dal Monaco. «È stato Jean Tigana a scoprirmi e, ritrovarmelo come allenatore, è stato un onore per me. Era uno a cui piaceva il bel calcio ed io mi sono adattato subito al suo sistema di gioco, alla sua mentalità. Al Monaco, però, avevo diciassette anni, mi allenavo con la prima squadra e poi, magari, al sabato andavo in panchina con la prima squadra e la domenica tornavo a giocare con la Primavera».

sabato 14 ottobre 2017

JUVENTUS - LAZIO


11 febbraio 1973 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-LAZIO 1-0
Juventus: Zoff; Spinosi e Marchetti; Furino, Morini e Salvadore; Haller (dal 72’ Cuccureddu), Causio, Anastasi, Altafini e Bettega. In panchina Piloni. Allenatore: Vycpálek.
Lazio: Pulici; Facco e Martini (dall’83’ Petrelli); Wilson, Oddi e Nanni; Garlaschelli, Re Cecconi, Chinaglia, Frustalupi e Manservisi. In panchina Chini. Allenatore: Maestrelli.
Arbitro: Angonese di Mestre.
Marcatore: Bettega al 18’.

venerdì 13 ottobre 2017

Massimo BONINI


Al termine della trionfale stagione del ventiduesimo scudetto, Boniperti lo ha definito: «Il nostro fantastico terzo straniero». Più che all’origine anagrafica (è nato a San Marino), il presidente si riferiva al costante rendimento offerto da Massimo Bonini. Il biondo centrocampista è un mostro di continuità, infaticabile e prezioso. Quando si presenta, giovanissimo, lo battezzano in mille modi: il nuovo Netzer, il nuovo Benetti, l’erede di Furino. In realtà, Bonini è un azzeccato cocktail, ricco di personalità originale. Se la Juventus non ha dovuto rimpiangere un grosso campione come Furino, il merito è proprio del suo degno successore. Cursore dai mille polmoni, nelle ultime stagioni Bonini ha saputo farsi apprezzare anche per un miglioramento sostanziale sotto il profilo tecnico. La sua qualità è la capacità di corsa: il vero, classico uomo ovunque: difesa, attacco, grande recuperatore di palloni, grazie ad una mobilità da fondista. Questa dote, unitamente alla disponibilità al sacrificio, lo rende amatissimo dai compagni che sanno di poter contare sul suo apporto.

giovedì 12 ottobre 2017

Didier DESCHAMPS


Nasce a Bayonne, il 15 ottobre 1968. Cresce nel Nantes, dove gioca per cinque stagioni, prima di approdare una prima volta a Marsiglia, nel 1989. L’anno successivo veste la maglia blu del Bordeaux e poi altri tre stagioni nell’Olympique Marsiglia, dove vince lo scudetto, la Coppa dei Campioni e conquista il posto fisso nella Nazionale transalpina. Arriva alla corte di Lippi, nell’estate del 1994 e subito si infortuna gravemente: parziale rottura del tendine di Achille. Didier si deve fare operare e la convalescenza è molto lunga, sei mesi. Didier non è il tipo che si arrende facilmente: una volta guarito diventa subito indispensabile costituendo con Paulo Sousa, una coppia di centrocampo fortissima che porta la squadra bianconera a vincere scudetto e Coppa Italia e arrivare in finale di Coppa Uefa.

mercoledì 11 ottobre 2017

Luciano FAVERO


Fra i calciatori che sono migliorati al punto di convincere anche gli scettici (impresa non da poco) c’è Luciano Favero. Ritenuto ingiustamente un grezzo elemento di pura forza, si è rivelato un difensore completo, a suo modo eclettico, poiché ha saputo ricoprire disinvoltamente anche il ruolo di libero dopo l’infortunio di Scirea nella finalissima intercontinentale di Tokyo. In realtà Favero, nato nell’ottobre del 1957 a Santa Maria di Sala, provincia di Venezia, ha saputo trasferire nel calcio la ferrea volontà delle sue origini contadine (sei fratelli) unita a una capacità di apprendimento che lo segnala fra i difensori più significativi della cosiddetta generazione di mezzo.

martedì 10 ottobre 2017

Mirko VUČINIĆ


Quello che gioca in pantofole o in infradito: così è stato più volte soprannominato Mirko Vučinić, montenegrino di Nikšić. Classe purissima, talento da vendere, tutti gli ingredienti per diventare uno dei giocatori più forti della propria epoca. Ma Mirko, come detto, gioca in pantofole: un dribbling ben riuscito e, per lui, la partita finisce lì. E tutto rimane sospeso nell’aria, nell’attesa vana del definitivo salto di qualità. Lo aveva portato a Lecce, a soli diciassette anni, Pantaleo Corvino: Mirko esordisce in prima squadra immediatamente e le sue grandi giocate strabiliano il mondo del pallone italiota. È vero, non segna tantissimo, ma quando ha voglia di giocare vale da solo il prezzo del biglietto. Già, quando ne ha voglia: è questo il suo tallone d’Achille.

lunedì 9 ottobre 2017

Giancarlo BERCELLINO

Quando aveva quindici anni gli dissero che sarebbe diventato un forte attaccante se avesse continuato ad allenarsi con serietà, senza grilli per la testa. Esordì, in quel ruolo, contro la squadra ragazzi della Juventus. Giocò talmente tanto bene che, l’anno dopo, la società bianconera lo acquistò per un milione e mezzo Giancarlo Bercellino, ragazzo senza grilli, aveva realizzato il grande sogno.
«Mi ricorderò sempre quel giorno. Battersi contro la Juventus, anche se si trattava dei giovani, era una vera emozione. La notte prima non aveva chiuso occhio, mi rigiravo nel letto in preda agli incubi. E in quel dormiveglia correvo come un forsennato su e giù per il campo, dribblavo mediani e terzini segnando stupendi goal. Invece non ho segnato, ma ce l’ho messa tutta per fare bella figura».

domenica 8 ottobre 2017

Antonio CABRINI


Si è imposto subito come un ottimo terzino moderno: le sue qualità apparvero talmente evidenti, che anche in un club come la Juventus, rispettoso della tradizione e, soprattutto, delle gerarchie, decisero che sarebbe stata follia rinviare il lancio di quel giovanotto dal volto d’attore e dal fisico di atleta. La vita juventina di Antonio Cabrini inizia ufficialmente alle quindici di domenica 13 febbraio 1977 a Torino. L’incontro, con la Lazio, è vinto per 2-0 dai bianconeri. Buon auspicio, del resto anche quello era un anno scudetto. Sette partite e quindici nel campionato successivo, tutte giocate ad altissimo livello. Quando la stagione del Mundial di Buenos Aires si apre, Enzo Bearzot decide che Cabrini avrebbe fatto parte della comitiva azzurra. E così, il debutto in azzurro avviene nella più famosa ribalta del mondo.

sabato 7 ottobre 2017

Rinaldo Fioramonte MARTINO

L’Italia rinasce in mezzo alle macerie con tanta voglia di riemergere, nel calcio la tragedia di Superga ha lasciato un grande vuoto. L’avvocato Gianni Agnelli costruisce una squadra grandissima, la vuole con fuoriclasse mai visti prima, li sceglie personalmente, attraverso relazioni che legge più volte prima di decidere, informandosi su tutto, anche le abitudini private dei soggetti. Carletto Levi, amico personale dell’avvocato Agnelli e fiduciario della Juventus sul mercato sudamericano, è incaricato dalla società trovare una grande mezzala per fare della squadra bianconera uno squadrone. «C’è un fuoriclasse, ha giocato nella Nazionale argentina, ed è anche di origine italiana, ma è già sui trent’anni. Si chiama Martino».

venerdì 6 ottobre 2017

Jürgen KOHLER


È, probabilmente, uno degli stopper più forti nella storia della Juventus con la quale ha giocato 102 partite di campionato (uno scudetto) segnando otto reti. Venti presenze, invece, in Coppa Italia (una vittoria) e ventitré nelle Coppe europee (un successo nella Coppa Uefa) con quattro goal. Eppure è diventato juventino quando era già al culmine della carriera. Proveniente dal Bayern Monaco, Kohler ha immediatamente dimostrato che su di lui si poteva fare affidamento totale, perché il suo talento difensivo è stato veramente indiscusso. Forza atletica, velocità nell’anticipo, capacità di uscire in avanscoperta offensiva, quasi imbattibile di testa, spietato nella marcatura ma anche capace di avventurarsi nelle aree avversarie, soprattutto in occasione dei calci piazzati, per fare goal. Talmente forte da essere uno dei pochi in grado di opporsi a Marco Van Basten e di limitare alla grande gli effetti dirompenti del centravanti olandese.

giovedì 5 ottobre 2017

Mauro Germán CAMORANESI


Nasce in Argentina, a Tandil, il 4 ottobre 1976. Muove i primi passi nelle giovanili del Gymnasia Y Esgrima, in Argentina. Sigla il suo primo contratto da professionista in Messico nel Santos Laguna (1996-97). Condizionato da un problema a una caviglia, fa un provino in Cile con i Santiago Wanderers senza buon esito, per poi firmare un accordo con i Montevideo Wanderers. Con i Bohemios gioca solo alcune partite di Primera División Uruguaya in quanto, dopo aver subito dieci giornate di squalifica per un pestone a un arbitro, è costretto a interrompere l’esperienza. Dopo una parentesi in patria nella stagione 1997-98 al Banfield, torna in Messico ingaggiato dal Cruz Azul, squadra nella quale mette in risalto le sue doti offensive, realizzando trentadue reti in settantotto partite.

mercoledì 4 ottobre 2017

Antonello CUCCUREDDU



Scelse il più difficile, ma anche il più diretto modo di presentarsi alla Juventus. In una partita di Coppa Italia del settembre 1969 allo stadio Comunale torinese scese in campo con la maglia del Brescia e marcò così bene Luis Del Sol da impressionare la dirigenza bianconera. Era l’inizio della sua storia juventina che doveva portarlo a vincere, in dodici anni, sei scudetti, una Coppa Italia e una Coppa Uefa, totalizzando 434 presenze con trentanove goal. Un bottino che ricorda tuttora con affetto e gioia. Terzino, mediano, mezzala, giocatore eclettico, alla Juventus arriva nella stagione 1969–70 ai tempi di Luis Carniglia, anche se a lanciarlo è Rabitti, dopo il licenziamento del tecnico argentino. Ricorda quel giorno come uno dei più belli: «La Juventus era malmessa in classifica, io debuttai a Cagliari, ci trovammo sotto di un goal, la gente urlava: “Serie B, Serie B”. Nel finale mi giunse fra i piedi la palla buona e infilai Albertosi. Quel goal rappresentò molto, fu una specie di trampolino per la Juventus che finì in bellezza il campionato».

martedì 3 ottobre 2017

Zlatan IBRAHIMOVIĆ


Nasce a Malmö, il 3 ottobre 1981 da una famiglia di immigranti, provenienti dai dintorni di Tuzla in Bosnia-Erzegovina; padre bosniaco e madre croata, Zlatan è cresciuto a Rosengård, sobborgo di Malmö, densamente popolato da immigranti. «Mia madre, Djulka, ha lavorato come donna delle pulizie; tanto e duro, come può fare solo una che ha una personalità molto forte. Mio padre, Sefik, fa il manutentore di uno stabile ed ha un orgoglio smisurato; non puoi aiutarlo in niente, non te lo permette. Deve essere per questo che un sacco di volte, anche da ragazzo, mi sono sentito dire “Zlatan Ibrahimović, tu non ascolti”. È vero; mi piace fare le cose da solo. Ma il tempo mi sta aiutando a capire che a volte si ha bisogno anche degli altri. Anche in campo. Il campo dove sono diventato calciatore è stato quello di un parco di Rosengard, il ghetto di Malmö. Pochi svedesi, molti stranieri: neri, arabi, musulmani, orientali.

lunedì 2 ottobre 2017

Enrique Omar SIVORI


«Omar Sivori è un vizio». Soleva ripetere l’avvocato Giovanni Agnelli con un accostamento tanto colorito quanto efficace. Omar arriva da Buenos Aires nell’estate del 1957, grazie al programma del dottor Umberto Agnelli, che esige il rilancio della Juventus dopo cinque stagioni di vacche magre. Omar è uno degli Angeli dalla Faccia Sporca del calcio argentino. Non è alto, ha un baricentro piuttosto basso, dettaglio importante per un calciatore, una zazzera corvina e lo sguardo pungente di chi ti vuole prenderti in giro. Il resto della storia non ha misteri. Su di lui sono stati versati torrenti di inchiostro. Il suo è un calcio diabolico, cinico, quasi maligno, che nasce dal piede di un prestigiatore fatto per pungere i difensori e divertire il pubblico. La scuola argentina gli ha insegnato che innanzitutto conta il divertimento, lo spettacolo, il numero a effetto del giocoliere. Omar, però, è anche essenziale. È perfetto nel profilo, la posizione del corpo rispetto alla palla.

sabato 30 settembre 2017

ATALANTA - JUVENTUS


27 aprile 1958 – Stadio Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo
ATALANTA–JUVENTUS 0-0
Atalanta: Galbiati; Angeleri e Roncoli; Janich, Gustavsson e Marchesi; Perani, Ronzon, Zavaglio, Conti e Longoni. Allenatore: Adamek.
Juventus: Mattrel; Corradi e Garzena; Emoli, Montico e Colombo; Stacchini, Boniperti, Charles, Sivori e Stivanello. Allenatore: Broćić.
Arbitro: Rigato di Mestre.