martedì 23 maggio 2017

Angelo OGBONNA


Inimmaginabile sarebbe stato pensare che Valentino Mazzola o Giorgio Ferrini o Claudio Sala potessero togliersi la maglia granata, con annessa la fascia di capitano, per vestire la casacca bianconera. Inimmaginabile, appunto. Ma siamo nell’estate del 2013 e le “bandiere” non esistono più. Così, quando Angelo Ogbonna, capitano del Torino, attraversa idealmente il Po e approda sulla sponda bianconera, nessuno si stupisce più di tanto. Lo vuole a tutti costi Antonio Conte per rinforzare la propria linea difensiva, nonostante non costi poco, 15 milioni di euro fra costo del cartellino e bonus. Fisico statuario, scuro di pelle (Angelo nasce a Cassino, in provincia di Frosinone, da genitori nigeriani), è un difensore che ha nella velocità e nella tecnica le sue doti migliori, tanto da poter essere utilizzato sia come centrale sia come esterno.

lunedì 22 maggio 2017

Arturo VIDAL


Difficile raccontare i quattro campionati juventini di Vidal. Difficile, perché sono stati talmente tanto intensi e perché El Guerrero è entrato talmente tanto nel cuore dei supporter juventini che il rischio di cadere nella nostalgia è altissimo. Proviamo a farlo, mediante testimonianze e momenti di questa fantastica e trionfale cavalcata che comincia nell’estate del 2011, quando il campione cileno approda alla corte di Antonio Conte. Va in rete alla prima uscita in campionato con la maglia della Juve, l’11 settembre 2011, nel 4-0 contro il Parma. Partendo dalla panchina, perché diverrà titolare solo dalla quarta giornata a Catania. Il ruolo di inamovibile, Arturo, se lo guadagna allenamento dopo allenamento, partita dopo partita, tackle dopo tackle, corsa dopo corsa, goal dopo goal.

domenica 21 maggio 2017

JUVENTUS – CROTONE


17 febbraio 2007 – Stadio Olimpico di Torino
JUVENTUS–CROTONE 5–0
Juventus: Buffon; Birindelli, Zebina (dall’82’ Boumsong), Chiellini e Balzaretti; Camoranesi (dal 74’ Marchionni), Zanetti (dal 40’ Paro), Giannichedda e Nedved; Trézéguet e Del Piero. In panchina: Mirante, Piccolo, Bojinov e Zalayeta. Allenatore: Deschamps.
Crotone: Soviero; Maietta, Fusco, Zamboni e Morabito; Espinal (dal 46’ Cariello), Tisci, Piocelle (dal 62’ Verón) e Šedivec; Giampaolo (dal 79’ López) e Dionigi. In panchina: Pagotto, Bonomi, Borghetti e Palmieri. Allenatore: Carboni.
Arbitro: Damato di Barletta.
Marcatori: Nedved al 18’, Balzaretti al 24’, Del Piero al 44’, al 65’ e al 77’.

sabato 20 maggio 2017

Juan Pablo SORÍN

Omar Sivori ha messo a segno il suo primo goal nella nuova veste attribuitagli dalla Juventus – afferma Stefano Agresti su “Hurrà Juventus” del luglio 1995 – da qualche mese, infatti, l’ex fuoriclasse è tornato a far parte della famiglia bianconera come “ambasciatore” nel Sud America: è l’uomo-immagine della “Signora” al di là dell’oceano e ha il compito di seguire e segnalare giovani talenti. Quello che ha consigliato quest’anno viene descritto con entusiasmo un po’ da tutti: Juan Pablo Sorín, diciannove anni, argentino, capitano dell’Under 20 Campione del Mondo in Qatar e già convocato più volte nella Nazionale di Daniel Passarella. Chi lo conosce, assicura che farà bene anche in Italia. Può giocare sulla fascia sinistra (è mancino naturale) oppure centrale, ha una maturità in verità sorprendente per un ragazzino e, nella Juventus, occuperà uno dei posti di straniero, visto che i dirigenti hanno rinunciato all’idea di cederlo in prestito. Juanpi per gli amici, sa che l’occasione offertagli dalla Juventus è importantissima: «Questo treno passa soltanto una volta nella vita, se a diciannove o a trent’anni non conta: l’importante è non lasciarlo sfilare via senza agganciarsi a un vagone».

Umberto COLOMBO

Poiché giocava in una Juventus il cui genio era garantito da un fuoriclasse come Sivori, a Colombo non si chiedeva di avere il piede vellutato, ma di garantire la solidità del centrocampo e il controllo, con dedizione assoluta, delle mezzali avversarie. E il possente ragazzo di Como (1,83 di altezza per settantasette chili di peso) assicurò, alla squadra, il sudore di mille rincorse, di altrettanti preziosi recuperi, di appoggi mai leziosi ai compagni più dotati tecnicamente di lui, sebbene nell’eleganza dello stile potesse rivaleggiare con gli stessi Sivori e Boniperti. La Juventus lo lanciò nel campionato 1954-55, in uno dei periodi più critici della storia bianconera; anche da lui, uno dei rappresentanti della linea verde, la società iniziò la ricostruzione che avrebbe portato alle vittorie dei primi anni Sessanta. Non era certo in possesso di una tecnica sopraffina, ma era prezioso per il suo senso tattico e per il grande dinamismo, tanto nei recuperi quanto nel rilancio dell’azione; il contributo alla squadra fu davvero prezioso e fondamentale.

venerdì 19 maggio 2017

Zdeněk GRYGERA


Nasce a Pollepy u Holesova, nella Repubblica Ceca, il 14 maggio 1980. Dà i primi calci al pallone nello Zilin, con il quale esordisce nella massima serie ceca a diciassette anni; a venti si trasferisce allo Sparta Praga, dove resta tre stagioni, vincendo uno scudetto: «Mio padre mi ha insegnato a essere sempre attento e mai impulsivo, quando devo pesare i miei successi e i miei fallimenti; è una cosa che ho imparato nel confronto costante con cui ci obbliga la famiglia, un percorso di maturazione difficile, ma che ripeterei fin dall’inizio. Mio padre era sempre un passo indietro quando c’era da gustarsi un successo, era sempre più tiepido degli altri, quando doveva esprimere la sua contentezza per un mio risultato buono. E stava un passo avanti quando mi sentivo inadatto, quando avevo bisogno di qualcuno che mi incoraggiasse dopo un errore, di qualcuno che mi indicasse la via giusta per evitare altri sbagli. Un grande esempio, ecco che cosa è stato, per me, mio padre».

Andrea PIRLO


«Lui è fantastico. Ha una superiore visione di gioco e con un colpo mette la palla dove vuole. Il calcio si gioca con la testa. Se non hai la testa, le gambe da sole non bastano». Queste parole pronunciate nientepopodimeno che da Johan Cruijff, spiegano nel migliore dei modi, quale sia stata la grandezza di Andrea Pirlo. E il miglior giocatore del mondo della sua epoca e nel suo ruolo, poteva non vestire la casacca bianconera? Certo che no e, detto fatto, il matrimonio si celebra nell’estate del 2011. È un regalo che la coppia Marotta-Paratici fa ad Antonio Conte, neo allenatore juventino, approfittando del fatto che Andrea è lasciato libero dal Milan.

giovedì 18 maggio 2017

Marco MOTTA


Parlantina sciolta, linguaggio forbito, un vasto vocabolario e uno sguardo che promette serietà e dedizione al lavoro – racconta Giulio Sala su  “Hurrà Juventus” dell'agosto 2010 – Marco Motta incarna perfettamente lo stile che deve avere un giocatore della Juventus. Non a caso la sua strada e quella della società bianconera dovevano già incontrarsi un anno e mezzo fa: il suo arrivo, nel gennaio 2009 sembrava cosa fatta. Poi, come spesso accade, gli dei del pallone decisero che si dovesse attendere ancora. E l’attesa ha permesso a Marco di farsi ancor più apprezzare, giocando nella Roma, e di crescere ancora, umanamente e professionalmente. E ora che alla Juve è arrivato davvero, si gode ogni singolo istante, guardandosi intorno ammirato e soddisfatto, con quegli occhi acuti e ancora un po’ sorpresi.

Patrice EVRA


Patrice Evra è un nuovo calciatore del Marsiglia – si legge sulla pagina Facebook de “Lamagliadellajuve” del 27 gennaio 2017 – la società e gli ex compagni di squadra lo hanno salutato in queste ore anche attraverso i social (fra qualche anno, un tweet sostituirà definitivamente una stretta di mano: o no?). Arruolato da Madama per poco più di un milione di sterline nel luglio del 2014, Patrice parte piano per poi crescere di rendimento gara dopo gara. Non è più quello dei migliori anni allo United, quando nel ruolo aveva pochissimi rivali al mondo, ma pur con pochi slanci è un elemento affidabile. Non perde occasione per manifestare il suo amore per la Juve, l’attaccamento ai colori bianconeri, l’apprezzamento verso il calcio italiano.

mercoledì 17 maggio 2017

Luisito MONTI

È stato grande fra i grandi; non c’era juventino che non lo ricordasse, che non avesse negli occhi le imprese di quel gigante, che non avesse apprezzato gli enormi sacrifici ai quali si sottopose per poter dimostrare anche alle platee italiane il valore mostrato prima in Argentina, in Uruguay e ad Amsterdam, nel torneo olimpico del 1928. Ma è bene dire subito che Luis giocò senz’altro meglio in Italia di quanto non avesse fatto negli anni giovanili in Sud America. Forse anche perché nella Juventus era circondato da grandissimi campioni. Quando fu creato il campionato a girone unico, i dirigenti della Juventus decisero di costruire una squadra favolosa, destinata a dettare legge per un lungo periodo. Gli anni Trenta in casa bianconera sarebbero stati il frutto di un’accorta e tenace fase preparatoria, avviata con la presidenza di Edoardo Agnelli, magnate di molti splendori.

martedì 16 maggio 2017

Kingsley COMAN


«Voglio solo dire grazie. Grazie a tutti per tutto. Ho fatto solo un anno ma è stato un anno fantastico che non dimenticherò mai. E non so se ci rivedremo. In bocca al lupo. Forza Juve». Laconiche parole per un saluto che ha il sapore dell’addio. Kingsley Coman nasce a Parigi, il 13 giugno 1996 e cresce come calciatore nella compagine parigina, con grande felicità del padre, da sempre tifoso del PSG. Coman è un’ala molto veloce, con una tecnica sopraffina e la capacità di calciare in modo preciso sia con il piede destro che con quello sinistro. Brucia tutte le tappe, tanto è vero è il più giovane debuttante nella Ligue 1 nella partita persa dal PSG contro il Sochaux per 2-3, il 17 febbraio 2013. Kingsley ha anche un caratterino non male, tanto è vero che l’anno dopo decide di non rinnovare il proprio contratto con la compagine francese.

Giovanni VARGLIEN

Anni Trenta: c’era una volta la Juventus e l’altra Italia, una 520 Torpedo può essere acquistata con 10.000 lire, le prime immagini sonore arrivano nei cinematografi, una copia di un quotidiano costa venticinque centesimi, un pasto al ristorante cinque lire. Mumo Orsi sale sul tram in corsa, ha un morbido Borsalino in testa, le scarpe lucide di vernice, il cappotto di panno blu. L’Italia freme per Mussolini e il ciclismo. Peppin Meazza sta riempiendo stadi, cuori e reti, l’Ambrosiana deve accettare il comando della Signora di Edoardo Agnelli e del barone Mazzonis. L’avventura comincia il 28 settembre dal 1930 alle quindici e trenta campo di Via Marsiglia, Juventus-Pro Patria con la prima partita di campionato.

lunedì 15 maggio 2017

Ernesto BOREL

Padre di Aldo e di Felice Placido, classe di ferro 1889, entrato a far parte della gloriosa storia juventini agli albori del Novecento, come avanti di riserva, è testimone del primo storico scudetto del 1905. Milita in bianconero fino al 1914, prima di trasferirsi in Francia. «Commerciante in tessuti, parente e socio dei De Matteis – ricorda Caminiti – con negozi in Via Roma angolo Piazza Carlo Felice, Piazza Castello, Porta Palazzo, partecipa alla Juventus dei ragazzi del D’Azeglio, oramai adulti, che lo accolgono con scappellotti, snello, alto uno e settantatré, audace centrattacco di ventura, velocissimo, «tre volte più scattante di me», dice il figlio celebre di tutta la sua gloria scudettata, vive una vita tranquilla, riflessiva, dopo i trent’anni gioca con baffo signorile arguto le partite dei vecchi Besozzi, Capello, Maffiotti, Malvano, Hister, Ajmone e Marsan Riccardo, Collino, Alex, Hess, Durante, un calcio inamidato come i colletti, spericolatamente giovane nella divisa arieggiante quella dei tempi futuri, nonostante i primi acciacchi, amico di Mazzonis futuro stalinista della società, finiva la carriera a Nizza, in Francia».

Čestmír VYCPÁLEK

Parco Stromovka è il suo campo preferito, i compagni di quartiere gli avversari più indomiti. Čestmír è un ragazzotto biondo e paffutello che trascorre interminabili ore nel cortile di casa a incantare compagni e avversari; palleggia col piede destro e col mancino fino all’esasperazione. Papà Premsyl, tifoso del grandissimo Slavia Praga lo costringe a seguirlo ogni domenica allo stadio Spartan e Čestmír comincia ad accarezzare sogni di grandezza calcistica. La strada non è facile: papà Premsyl vede in Cesto un futuro campione, mentre mamma Jarmila, invece, pretende la massima dedizione allo studio: «Ti dedicherai al pallone – gli impone – solo dopo aver superato l’Accademia Commerciale». Čestmír supera ogni anno a pieni voti le classi del ginnasio e quelle dell’Accademia Commerciale e, a diciassette anni, si ritrova con il diploma e il lasciapassare dei dirigenti dello Slavia per giocare in prima squadra.

domenica 14 maggio 2017

ROMA - JUVENTUS


15 marzo 1931 – Campo Testaccio di Roma
ROMA–JUVENTUS 5-0
Roma: Masetti; De Micheli e Bodini II; Ferraris IV, Bernardini e D’Aquino; Costantino, Fasanelli, Volk, Lombardo e Chini. Allenatore: Burges.
Juventus: Combi; Rosetta e Caligaris; Barale, Varglien I e Vollono; Munerati, Cesarini, Vecchina, Ferrari e Orsi. Allenatore: Carcano.
Arbitro: Carraro di Padova.
Marcatori: Lombardo al 6’, Volk al 51’, Bernardini su rigore al 61’, Fasanelli al 78’, Bernardini al 88’.

sabato 13 maggio 2017

LÚCIO


«La Juventus e il difensore brasiliano hanno raggiunto un accordo per la rescissione consensuale del contratto del giocatore. Arrivato quest’estate a parametro zero, in questi mesi Lúcio ha collezionato quattro presenze ufficiali con la Juventus: una in campionato, due in Champions League e una nella Supercoppa Italiana vinta a Pechino». Con questo comunicato ufficiale apparso sul sito della Juventus, termina la brevissima esperienza bianconera di Lucimar Ferreira da Silva, più noto come Lúcio.

Massimo BRIASCHI


Diventa juventino all’inizio del luglio 1984, quando, il presidente del Genoa, Fossati, lo chiama mentre si trova in vacanza con la famiglia, dicendogli, in un linguaggio misterioso. «Tranquillo Massimo, oramai è fatta», senza fornire altri particolari. L’attaccante, poco incline a credere alle ricorrenti promesse del suo presidente, risponde con un «Va bene, allora devo tornare a Genova». Massimo Briaschi è reduce da una positiva stagione nel Grifone, contraddistinta da dodici goal ed è al centro delle attenzioni di tante squadre di Serie A. La mattina dopo Boniperti, cioè la Juventus in persona lo chiama. «Subito non mi sono reso conto – racconta Briaschi – poi ho capito. La Juventus mi vuole, è la mia grande occasione!».